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PIAZZA BRA’

“Piazza Bra, il salotto di Verona. Il corso della storia ha plasmato nel tempo una delle più belle piazze d’Italia”

Salotto della città e culla dell’Arena, il suo nome deriva dalla contrazione di Braida, toponimo derivato probabilmente dal tedesco “breit” (largo), giustificato dalla sua notevole estensione (ben 6000 metri quadrati). Dalla metà del XII secolo ospitò un grande mercato di legname, fieno e bestiame che culminò, nel 1897, nella nascita della nota Fieracavalli.
La piazza iniziò a definirsi nelle vesti odierne intorno alla prima metà del ‘500, quando l’architetto Michele Sanmicheli inaugurò l’attuale fila di costruzioni con la realizzazione del Palazzo degli Honorii (Palazzo Guastaverza).
Al centro della piazza, gli splendidi giardini e la coreografica fontana offrono riposo e ristoro nelle stagioni più calde. Circondano la piazza i portoni della Bra e il loro celebre orologio, due arcate merlate costruite alla fine del XIV sec. da Gian Galeazzo Visconti, affiancate dal Museo Lapidario Maffeiano, dal Palazzo della Gran Guardia, sede di mostre e manifestazioni, e dalla Gran Guardia Nuova (Palazzo Barbieri), caserma austriaca adibita oggi a municipio.

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L’ ARENA DI VERONA

“Oltre duemila anni di storia fanno dell’anfiteatro veronese uno dei luoghi più visitati della città”

Sebbene oggi l’Arena sia incastonata nella centralissima Piazza Bra, all’epoca della sua realizzazione si trovava ai margini dell’urbe, fuori dalle mura, perché fosse facilmente raggiungibile dalle zone limitrofe, ma anche per tenere esterna all’abitato un possibile motivo di affollamento e violenze. Utilizzata per secoli come fonte di materiale edilizio di reimpiego nella costruzione di edifici cittadini, è oggi incompleta. A farne le spese è stato, in particolare, l’anello di cinta esterno, composto interamente di pietra calcarea della Valpolicella bianca e rosata, del quale, complice anche un terremoto del XII sec, resta visibile solo una minima porzione, l’”Ala”. Pressoché integro, invece, l’anello interno. Dalla platea si alzano le gradinate con 44 serie di posti, raggiungibili dai 64 “vomitatoria” disposti su quattro piani. Con i suoi 25.000 posti a sedere, l’Arena è sempre stata lo sfondo ideale per molte manifestazioni: fino alla prima metà del Settecento erano usuali giostre e tornei, nell’Ottocento gli spettacoli di prosa. Nota ai melomani di tutto il mondo, la sua storia come teatro lirico inizia, invece, nel 1913, quando, in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Verdi, ospitò per la prima volta l’Aida verdiana.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]

CASTEL VECCHIO

“Da sette secoli, l’elegante fortificazione presidia il passaggio sull’Adige”

Se da Piazza Bra si prosegue lungo via Roma, una delle strade dello shopping veronese, si giunge a Castelvecchio, splendido maniero scaligero voluto da Cangrande II, costruito tra il 1354 e il 1357 su preesistenti fortificazioni. Residenza signorile, ma anche presidio difensivo, presenta due nuclei, divisi da un tratto delle mura duecentesche e sette torri perimetrali; il nucleo di destra racchiude il cortile maggiore, con la piazza d’armi; il nucleo di sinistra era la vera e propria reggia scaligera, con un cortile più stretto e una doppia cinta muraria. Al centro, l’alta Torre del Mastio (1375), da cui si accede al Ponte Scaligero, uno dei più bei colpi d’occhio sull’Adige e le sue rive, romantica meta per le coppie di innamorati. Dopo la caduta degli Scaligeri fu utilizzato come deposito d’armi dai veneziani e nel ‘700 ospitò l’Accademia Militare della Serenissima; in seguito, sotto il dominio francese e austriaco, venne utilizzato come caserma. Nel 1923 iniziò un radicale restauro, che ne smantellò i caratteri militari e nel 1928 diventò sede dell’omonimo Museo. Danneggiato dai bombardamenti, nel 1957 l’architetto Carlo Scarpa e l’allora direttore del Museo, Licisco Magagnato, avviarono una radicale opera di ristrutturazione e di riallestimento museale, che ha portato il castello all’aspetto attuale.

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CANGRANDE DELLA SCALA

“Generoso protettore dell’arte, era in battaglia un combattente impavido e temibile”

San Francesco della Scala, detto Cangrande I (1291-1329), grande signore e condottiero, è il componente più celebrato della famiglia scaligera, di cui consolidò il potere. Non fu però solo un abile conquistatore, ma anche uno scaltro politico e un generoso mecenate. Poeti, pittori, e letterati trovarono accoglienza a Verona durante il suo regno. Tra i suoi ospiti, il più famoso è senza dubbio Dante Alighieri, che visse a Verona tra il 1312 e il 1318, dopo un primo soggiorno nel 1304, durante il quale aveva incontrato un Cangrande ancora bambino. Numerose le lodi a Cangrande contenute nella Divina Commedia e, importantissima, la dedica del Paradiso. Cangrande I della Scala morì inaspettatamente, il 22 luglio 1329, dopo aver preso possesso di Treviso. La serie dei suoi successi, che lo aveva portato alla conquista di Vicenza, Belluno, Feltre e Padova, veniva interrotta. Al suo posto, il nipote Mastino II, che gli dedicò un funerale degno d’un monarca. L’eco delle imprese della signoria è vivo ancora oggi tra i cittadini; numerose le iniziative legate agli Scaligeri, dalle mostre ai pub dedicati, che ricordano questo glorioso periodo della storia di Verona.

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PIAZZA DELLE ERBE

“Piazza delle Erbe, l’antico foro romano. La piazza, con i suoi eleganti locali alla moda, è la meta serale preferita di veronesi e turisti”

Impossibile non restare affascinati dalla Piazza delle Erbe. Situata nel cuore della città vecchia, sorge sull’antico foro romano. Per secoli centro della vita politica ed economica della città, è così chiamata perché ospita, da sempre, il pittoresco mercato di frutta, verdura e fiori, nel “tolomeo”, la centrale, che sopravvive ancora oggi; i banchi, protetti da caratteristici ombrelloni bianchi, abbandonano la piazza ogni sera, lasciando libera la visuale su quello che è, forse, il più coinvolgente angolo della città. Circondata da residenze e palazzi, su di essa si affacciano negozi e alcuni dei locali più in di Verona, nei quali i giovani accorrono numerosissimi a partire dall’ora dell’aperitivo, affollando la piazza in ogni stagione.Di fianco alla Torre, ad occupare un intero lato della piazza, Palazzo Maffei, imponente edificio tardo-barocco risalente al 1668, dotato di una terrazza con balaustra ornata dalle statue di Ercole, Giove, Venere, Mercurio, Apollo e Minerva. Sul lato destro della piazza, le cinquecentesche Case dei Mazzanti, le cui facciate sono state riccamente affrescate da Alberto Cavalli nella prima metà del ‘500.

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MADONNA DI VERONA

“Amatissima Effige”

Basta il suo nome per far capire quanto i veronesi siano affezionati a questa fontana. Fatta erigere nel 1368 da Cansignorio, presenta una vasca e uno stelo ornati da teste in rilievo e figure simboliche, forse ad opera di Bonino da Campione, ed è sormontata dalla figura di Madonna Verona, statua romana del I sec. d.C. La figura della dama (“madonna”, secondo gli appellativi del tempo) risulta alquanto bizzarra, se osservata nei particolari: i preziosi drappeggi dell’abito rimandano all’antica Roma, mentre le braccia, che sostengono un artiglio di metallo, il volto sereno e la corona ricordano certe statue medievali di sante. In effetti, la fontana è il risultato di un “collage”: le parti mancanti all’originale romano, ovvero testa e braccia, furono fatte completare dallo stesso Cansignorio al momento della realizzazione del monumento. La vasca di marmo, proviene da antiche terme romane, e i mascheroni da cui zampilla l’acqua vennero scolpiti nel Medioevo per celebrare alcuni re famosi per la storia della città, tra i quali Vero, mitico fondatore di Verona. Nella creazione della fontana si rispecchia quindi il processo di fusione della città medievale con la precedente città romana.

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TORRE DEI LAMBERTI

“Un panorama mozzafiato dall’edificio più alto della città”

Adiacente a Piazza Erbe, affacciati su Piazza dei Signori, si trova l’insieme dei Palazzi Scaligeri.
Entrando in Piazza dei Signori dall’Arco della Costa, che la collega a Piazza Erbe, sul lato destro incontriamo il Palazzo del Comune, detto anche “della Ragione”, oggi sede museale, costruito alla fine del XII sec. Il palazzo in origine presentava quattro torri angolari, delle quali solo due sono giunte a noi integre. All’interno è ben conservato il cortile del Mercato Vecchio, sede di rappresentazioni teatrali e festival estivi, cinto da un portico su pilastri, sormontato da trifore romaniche, con paramento a bande rosse e bianche alternate. Sulla destra, la scala della Ragione, capolavoro tardogotico del XV sec. Una delle torri superstiti del Palazzo del Comune è la Torre dei Lamberti, eretta dall’omonima famiglia dei Lamberti nel 1172. Con i suoi 84 metri, il più alto edificio della città offre uno spettacolare panorama a 360 gradi. Essa ospita, dal 1295, due campane: la Marangona, che suonava l’ora della fine del lavoro per gli artigiani e dava l’allarme in caso d’incendi, e il Rengo, che radunava il consiglio comunale e richiamava i cittadini alle armi.

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PIAZZA DANTE

“Gli antichi palazzi circondano la piazza come le quinte di un’elegante scenografia”

Sede dei palazzi in cui si decideva la vita politica e amministrativa, soprattutto del periodo scaligero, la piazza è circondata da edifici monumentali collegati fra loro da portici e arcate, quasi a creare una sorta di corte interna. Al centro, il monumento a Dante, risalente al 1865, una statua di tre metri in marmo bianco di Carrara, eretta in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita del poeta, che presso la corte di Cangrande trovò il suo primo rifugio dopo l’esilio da Firenze.
Entrando dall’Arco della Costa, partendo dal lato destro della piazza, si incontra il Palazzo del Comune o della Ragione. Costruito alla fine del XII sec, è utilizzato oggi come sede museale. Tra le sue torri, la più nota è la Torre dei Lamberti che, aperta al pubblico, offre un panorama a 360 gradi sulla città. All’interno è ben conservato il bellissimo cortile del Mercato Vecchio, con la scala della Ragione, capolavoro tardogotico del XV sec. Tra gli altri edifici, il Palazzo del Capitanio, che ospita importanti scavi sotterranei romani, sede del Centro Internazionale di Fotografia degli Scavi Scaligeri, il Palazzo del Governo, la Loggia del Consiglio e la Domus Nova o Palazzo dei Giudici, che chiude la piazza.

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ARCHE SCALIGERE

“Le Arche Scaligere: le dimore perenni dei grandi di Verona”

o scrigno gotico delle arche scaligere racconta la tensione spirituale dei signori della città. Presso la chiesa di Santa Maria Antica, accanto a Piazza dei Signori, si possono ammirare le monumentali tombe gotiche degli Scaligeri. In uno splendido recinto di ferro battuto sono racchiusi diversi sarcofagi posti a terra o su mensole. A spiccare, le tombe marmoree a baldacchino di Cangrande I, di Mastino II e di Cansignorio. L’arca pensile di Cangrande I presenta un sarcofago sostenuto da cani che recano gli stemmi scaligeri ed è protetto da un tabernacolo gotico; sul coperchio la statua distesa di Cangrande I. L’arca di Mastino II è cinta da una cancellata ai cui angoli si trovano quattro statue delle Virtù. Le facce dell’urna presentano decorazioni scultoree con motivi religiosi e, sul coperchio, la statua di Mastino II, disteso. L’arca di Cansignorio, ricchissima di decorazioni, ha base esagonale e su di essa si innalza la grande statua equestre del defunto.

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LUNGO ADIGE

“Una passeggiata rilassante e ricca di fascino lungo il corso del fiume”

Un modo interessante per visitare Verona è muoversi a piedi lungo l’Adige. Il tragitto che va da Ponte delle Navi a Ponte Pietra è particolarmente ricco di attrattive. All’altezza del primo si trova la splendida chiesa di San Fermo Maggiore, una basilica composta da due edifici sovrapposti, ma connessi: la chiesa inferiore fu eretta dai Benedettini tra il 1065 e il 1143, sui resti di un antico sacello dedicato ai SS. Fermo e Rustico; la chiesa superiore, coeva, fu riedificata in stile gotico nel XIV sec ad opera dei Francescani. All’interno sono ospitate numerose opere scultoree e pittoriche, tra le quali spiccano il dipinto dell’Annunciazione di Pisanello e il monumento Brenzoni, capolavoro tardogotico. Sulla riva opposta, un magnifico palazzo del Sanmicheli risalente al 1530, Palazzo Pompei, ospita il Museo Civico di Scienze Naturali. Proseguendo su questa riva dell’Adige lungo Interrato dell’Acqua Morta, si giunge a Piazza Isolo. Il nome richiama la sua vera natura: si trattava infatti di un’isola ghiaiosa all’interno dell’Adige, inglobata nel tessuto cittadino quando l’Adigetto, il canale che l’aveva formata, è stato interrato, a fine ‘800. Proseguendo in direzione Ponte Pietra, si incontrano una statua dedicata al famoso pittore Paolo Caliari, detto Il Veronese.

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GIARDINO GIUSTI

“Un’oasi di pace a due passi dal centro”

Famoso nel mondo per la magnifica commistione tra natura, arte e storia, il Giardino Giusti è stato celebrato, nei secoli, dai più illustri personaggi della cultura e della storia europea, tra cui Mozart e Goethe.
Collocato sul retro del cinquecentesco Palazzo Giusti, la parte più antica del giardino è stata creata nella seconda metà del XV sec. Nel tempo ha subito numerose trasformazioni; l’ultimo restauro, nel 1930, ne ha ripristinato in parte l’assetto rinascimentale.
Aiuole, statue, scalinate e grotte artificiali sono disposte lungo il viale di cipressi che porta ai progressivi terrazzamenti. Via via, lungo il declivio, la sistemazione architettonica della vegetazione cede il passo a una disposizione più naturale di alberi e cespugli.
All’interno del giardino, una collezione epigrafica latina privata e un raro labirinto di siepi di bosso. Sono inoltre presenti alcune serre per gli agrumi, con statue di Bernardino Ridolfi, collaboratore del Palladio, a cui si deve probabilmente anche il mascherone che sormonta il giardino. Singolare la grotta artificiale scavata nel tufo, con un ingresso che la rende simile ad un tempietto. Il belvedere rende possibile la visione del giardino nella sua interezza, offrendo inoltre un bellissimo panorama sulla città.

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CASTEL SAN PIETRO

“Il Castello che domina Verona”

Costruito sull’omonimo colle della città, su una spianata in cui in età romana sorgeva un tempio
collegato al Teatro Romano, Castel San Pietro rappresenta un magnifico belvedere che offre una vista mozzafiato sul centro della città e l’abbraccio dell’Adige ad essa, oltre che un luogo, in passato, di primaria
importanza strategica. Su questo colle, da sempre abitato, è nata la città di Verona. Qui sono state infatti trovate le più antiche tracce di insediamento preromano, risalenti all’Età del Ferro, tali da ipotizzare l’esistenza di un castelliere. In età romana, già all’inizio del I secolo a.C., vi sorgeva l’Arx, luogo sacro e fortificato posto a guardia del passaggio sull’Adige della via Postumia e dell’Oppidum posto ai piedi del colle, e successivamente della città sorta sull’opposta riva. Si ritiene che la chiesa dedicata a San Pietro, esistente e restaurata nell’VIII secolo, sia stata costruita su un preesistente tempio romano.
Si deve a Berengario, nell’anno 890, la sistemazione del Castrum, completamente cancellato dalla ricostruzione del 1393 voluta da Gian Galeazzo Visconti. Il castello venne poi unito, nel 1450, al sistema di mura medievali.

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IL DUOMO

“La Cattedrale di Verona”

Affascinante struttura romanica, il Duomo raggruppa attorno a sé vari edifici sacri e istituzioni culturali Ammirando il panorama da Castel San Pietro, si è attratti in particolare da una grande chiesa, coronata di pinnacoli e dotata di un grande campanile: la Cattedrale di Verona. Situata nel nucleo più antico dell’urbe romana, dedicata a Santa Maria Assunta, è nata dalle ceneri di due chiese paleocristiane crollate nel 1117 a causa di un terremoto.
Costruita in stile romanico, nel tempo ha subito varie modificazioni che ne hanno snaturato l’aspetto originario. Del complesso del Duomo fanno parte anche le due piccole chiese adiacenti di Sant’Elena e di San Giovanni in Fonte, nonché il chiostro del Capitolo, su cui si affaccia la splendida Biblioteca Capitolare, famosa per la ricchezza dei suoi antichi manoscritti. Qui, Petrarca scovò, nel 1345, un volume di lettere di Cicerone e sempre qui è custodito il manoscritto del celeberrimo Indovinello Veronese, prima testimonianza
di una lingua italiana ancora in gestazione. La facciata della Cattedrale è una splendida composizione di tufo, marmi bianchi e rosati e cotto.

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SAN ZENO

“La chiesa del patrono di Verona, capolavoro romanico”

La cattedrale di San Zeno riesce a colpire per le perfette proporzioni e per il portale istoriato.
Chiesa simbolo della città, è dedicata al santo patrono, San Zeno. Capolavoro del romanico in Italia, fu fondata da re Pipino o, forse rifondata, tra l’VIII e il IX sec, sulla tomba del patrono di Verona, attorno al quale si era sviluppato un culto con radici antiche. Le attuali strutture romaniche sono dovute principalmente alle modifiche attuate in seguito al terremoto del 1117. Solo l’abside, rifatto alla fine del XIV sec, presenta forme gotiche.
La facciata in tufo è attraversata da una galleria di bifore in marmo rosso. Al centro, un grande rosone dell’inizio del XIII sec, decorato da sei statue, nonché un portale con protiro, sostenuto da due leoni. L’arco è decorato con motivi animali e vegetali, con sculture di santi e raffigurazioni dei mesi. Nella lunetta è scolpito San Zeno.
Ogni battente ligneo del portone è decorato con 24 formelle di bronzo, a rilievo: a sinistra, le Storie del Nuovo Testamento e un mascherone, a destra 18 Storie dell’Antico Testamento, 4 Storie di San Zeno, un San Michele e un altro mascherone. Ai lati del protiro, rilievi in pietra raffiguranti.

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TEATRO ROMANO

“Ancor oggi sede di rassegne teatrali”

Sede di importanti festival estivi, il complesso del Teatro Romano è costituito da edifici di epoche diverse, inseriti in un suggestivo ambiente naturale collinare. In origine si estendeva, con terrazzamenti successivi, dalla riva dell’Adige alla sommità del colle ed era coronato da un tempio. Costruito all’inizio del I sec d.C., dal X sec sulle sue rovine furono costruiti edifici religiosi e abitazioni che finirono col nascondere completamente le strutture del Teatro. Di questi edifici è rimasta, sull’ala orientale della cavea, la chiesa dei SS. Siro e Liberta.
Intorno alla metà dell’800 vennero realizzati i primi scavi e nel 1904 il Comune di Verona entrò in possesso dell’area e proseguì i lavori di ristrutturazione fino al completamento, negli anni ‘70. Dal 1948 il Teatro è sede dell’Estate Teatrale Veronese, stagione estiva di rappresentazioni teatrali (con una netta predominanza di opere shakespeariane e goldoniane), cui dal 1968 si è aggiunta anche la danza. Dal 1985 è sede del festival Verona Jazz. Il Teatro è costituito dai resti dell’edificio scenico, dell’orchestra, della cavea, in calcare bianco della Valpolicella, di due ordini di gallerie e di tre terrazze di raccordo con la sommità del colle.

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PONTE PIETRA

“Da millenni aiuta ad attraversare il fiume di Verona”

Magico raccordo tra le due rive dell’Adige, Ponte Pietra vanta un’antica e travagliata storia. Costruito in un punto in cui, sin dalla preistoria, esisteva un guado sul fiume Adige, tra il colle di San Pietro e la pianura, il suo mancato allineamento con il reticolo viario urbano romano porta a pensare che sia precedente all’89 a.C. Nei secoli ha subito numerosi crolli, ricostruzioni e restauri, l’ultimo dei quali, nel 1957-59, è seguito alla distruzione del ponte da parte dei tedeschi in ritirata. I blocchi e i mattoni, proiettati nel fiume dall’esplosione, furono recuperati, ordinati e numerati per essere impiegati nella ricostruzione. Unico ponte romano rimasto nella città, è composto da cinque arcate; lungo 95 metri e largo 4 metri circa, il marmo bianco costituisce le parti originali, mentre i mattoni rossi rappresentano le parti ristrutturate durante la signoria scaligera. Con il vicino Ponte Postumio, oggi completamente distrutto, formava, all’occorrenza, una diga nel fiume, che permetteva lo svolgersi di battaglie navali. Proseguendo da Ponte Pietra verso il quartiere di Borgo Trento, ci si imbatte nella chiesa di San Giorgio in Braida. Nata come monastero benedettino nel 1046, fu completamente rinnovata in forme rinascimentali nel 1441.

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LA CASA DI GIULIETTA

“Meta obbligata per tutti gli innamorati”

La tragedia di Giulietta e Romeo, cantata per la prima volta dal vicentino Luigi da Porto nel 1524 e resa poi immortale dalla penna di William Shakespeare, ha trovato a Verona precisi riscontri ambientali. La fantasia popolare, colpita dalla triste storia dei due amanti, ha mescolato leggenda e realtà, finendo col riconoscere in antiche costruzioni cittadine i luoghi teatro della vicenda; tra questi, spicca la casa di Giulietta, che la tradizione colloca nella centralissima via Cappello, a pochi passi dalla Piazza delle Erbe. Riconosciuta come una costruzione del XIII secolo, “casa Capuleti” ha assunto l’aspetto attuale solo nei primi decenni del Novecento, grazie ad Antonio Avena, il direttore dei musei cittadini, che ha voluto alimentare l’immaginario creatosi attorno alla tragedia. L’edificio fu a lungo proprietà della famiglia Cappello, il cui stemma è scolpito sull’arco interno del cortile. L’identificazione dei Cappello con i Capuleti ha dato origine alla convinzione che lì sorgesse la casa dell’eroina della tragedia di Shakespeare. L’edificio presenta una bella facciata interna in mattoni a vista, un portale in stile gotico, finestre trilobate, una balaustra che mette in comunicazione dall’esterno i vari corpi della casa e, ovviamente, il famoso balcone, dal quale si affacciano, ogni giorno, centinaia di speranzose Giuliette.

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